Non siamo definiti dall’errore

Alle 7 di mattina  il pronto soccorso d’estate è pieno di luce per le vetrate nel suo ampio corridoio. Quella mattina non c’erano pazienti e Giada ed Alfredo erano in cucina a sorseggiare una tazza di caffè fumante.

Patrizia al Triage riceve una persona. Il campanello giel’ha preannunciato  e lei subito si è spostata a riceverlo.

Entra correndo un giovane con una ferita alla fronte, è agitato come fuggito da qualcosa. Patrizia prende i suoi dati e lo fa accomodare dopo aver medicato la ferita che  necessita di punti. Lui è stato evasivo  sulla di dinamica dell’accaduto.

Suona di nuovo il campanello e Patrizia riceve un uomo che si qualifica come il fratello del giovane appena entrato. Patrizia, lo fa entrare. Ma subito si sentono delle urla, qualcuno scappa. Giada, Alfredo, Giovanni e gli ausiliari si affacciano nel corridoio. La scena è assurda, una persona sanguinante fugge per tutto il pronto soccorso ed un’altra incomincia ad aggredire Patrizia con calci e pugni che ha capito che è proprio lui il feritore che ha intenzione di ammazzare il giovane. Giada interviene subito per difendere Patrizia ma anche lei riceve un pugno nello stomaco e cade a terra battendo la testa con gli occhiali che le volano per terra. Ci mettono un po’ per capire cosa sta succedendo. Ed è solo l’intervento dei vigilanti e poi dei Carabinieri che riesce a calmare l’uomo in preda ad una ferocia cieca. Il giovane si è nascosto in un ripostiglio.

Giada si alza, è piena di dolori, gli occhiali si sono rotti .

“Ma cosa è successo?”

” Il sig. Luigi T. ha aggredito il giovane e voleva ammazzarlo”.

I Carabinieri lo portano via, arrestato subito.

Giada e Patrizia vengono medicate, sono molto scosse. Si fanno refertare e parte la denuncia contro quell’uomo inferocito e pronto ad uccidere.

Nei giorni successivi vengono a sapere che ci sarebbe stato il processo per direttissima, entro le 90 ore di reclusione dell’imputato. E viene fuori tutto il dramma di quella famiglia.  Il giovane, Carlo T., è un tossicodipendente e vive con il padre vedovo, a cui ruba i soldi per comprarsi la droga. Da alcuni mesi si è aggiunto il fratello disoccupato e separato, il Sig Luigi T., l’aggressore, che stufo degli abusi e furti  del fratello, lo voleva uccidere.

Giada e Patrizia in tribunale sono ora più tranquille, più lucide, la storia dei due fratelli e di quella famiglia così incasinata le ha  intenerite ed intendono non richiedere nessun risarcimento. Va bene così, non siamo definiti dai nostri errori e la tragedia è frutto di una grande solitudine di fronte al dramma.

 

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4 risposte a Non siamo definiti dall’errore

  1. jalesh ha detto:

    Purtroppo certe situazioni drammatiche che sembrano paradossali alla fine sono il frutto di una vita dolorosa e disperata nell’intento di salvare un congiunto dalla droga. Bellissimo e molto sentito questo tuo episodio. Complimenti bravissima

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  2. Rosemary3 ha detto:

    Uno spaccato di vita reale…
    Ros

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  3. chiaramarinoni ha detto:

    Un racconto molto veritiero, e ci fa capire come è difficile questa situazione, per un familiare. Un abbraccio
    Chiara

    Piace a 1 persona

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