Sull’altopiano di Giza (quarta parte)

Venezia li accolse come una cortigiana vezzosa, tutta sfavillante di broccati e oro. Camminavano privi di meta tra campi, calli e fondamenta. Scansando la folla assiepata di turisti.

“ Vieni, che ti porto a vedere un piccolo gioiello” – e Luigi la prende per mano, facendosi largo tra la gente.

In campo Bandiera e Moro, davanti alla chiesa di San Giovanni in Bragora, alcuni bambini giocano a pallone. La chiesa di San Francesco della Vigna è avvolta nella penombra. All’interno di uno dei due chiostri, dove d’estate si tengono dei concerti, un mucchio di sedie accatastate attende un nuovo evento. Ma il maggior fascino del luogo, oltre il silenzio che lo avvolge, è un piccolo dipinto del Bellini. Si vede la Madonna che regge il Bambino Gesù attorniata dai Santi. Un piccolo borgo turrito fa da quinta in un paesaggio collinare che si confonde nel cielo, tra cumuli di nubi. Il probabile committente dell’opera è inginocchiato ai piedi della Vergine, seduta. Ma è il colore, che come una invisibile luce domina il dipinto, a rendere la scena altamente piacevole.

Che bello… “ – esclama Anna, con lo sguardo trasognato.

Usciti dal chiostro, Luigi le fa notare che su un muro è infissa una lastra di marmo con incisa la croce di Gerusalemme incorniciata dalla scritta “Commissariato di Terra Santa”.

Voglio andare ai Frari, a vedere l’Assunzione del Tiziano” – esclama Anna. “ Tutte le volte che vengo a Venezia ci ritorno. E’ quasi un rito!”

La Chiesa è semi deserta. Si siedono nei primi banchi e osservano, immersi nel silenzio, quella spettacolare composizione. La Madonna, in piedi su una nube sorretta da un tripudio di angeli, levita verso l’alto. A terra fa da contrappunto una folla, turbata e in piena agitazione per l’evento. Il manto della Vergine e dei due personaggi a terra, di colore rosso, creano un perfetto triangolo che spinge i loro sguardi verso l’alto.

Domani andiamo a vedere la scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni”

Sì, con tutte quelle ossa, quei teschi e quei cadaveri… che orrore, Luigi…”

Ma è uno splendido dipinto del Carpaccio, e poi San Giorgio uccide il drago…”

Piuttosto facciamo un salto alla Peggy Guggeniheim, che mi rivedo le tele di Pollock”

“ Già, c’è pure l’albero di Yoko Ono…”

La sera li vede raccolti attorno ad un tavolo dell’osteria Codroma, una perla ambrata del passato. Il Collegio Moorat-Raphaël è là di fronte oltre il Rio del Carmini. Luigi pensa al primo seminario di restauro dei materiali cartacei della sua vita, presso il Monastero Armeno dell’isola di San Lazzaro.

Il ricordo prende vita sulle sue parole, mentre Anna ascolta affascinata.

Ricorda il viaggio in Armenia, i monasteri con quelle lame di luce che tagliano la penombra interna, ravvivata dal consumarsi delle candele.

Gli sembra di aver sempre viaggiato, come l’Ebreo Errante, di essere un apolide, quasi ad aver cancellato il suo luogo di appartenenza.

Sei pensieroso?”

No Anna. Dopodomani parto per il Cairo e chissà quando ci rivedremo…”

“Non disperare, Luigi. Ci rivedremo.”

(continua)

Racconto iniziativa estiva- immagine del web

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4 risposte a Sull’altopiano di Giza (quarta parte)

  1. oddonemarina ha detto:

    Arte e romanzo, una coppia splendida…complimenti Rinaldo

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  2. orofiorentino ha detto:

    Assolutamente stupendo. Come dice Marina giustamente: arte e romanzo si intersecano splendidamente……aspetto il seguito 🙂

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  3. tinamannelli ha detto:

    Stupendo non manca proprio nulla…. il romanzo, l’amore, la storia, l’arte. Interessante e piacevolissimo, aspetto il seguito 😊

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  4. jalesh ha detto:

    Molto interessante la descrizione minuta di Venezia ed affascinante la storia di questi due avventurieri. Complimenti bravissimo

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