Alce Bianca

Il maggiore Harrison, medico di Fort Laramy, stava sistemando alcune medicine, appena arrivate, quando alzando gli occhi e guardando fuori, nella luce accecante del mezzogiorno, vide il cavallo bianco e il suo cavaliere. Dal colore delle piume del copricapo riconobbe Piccolo Falco, della tribù dei Nasi Forati, pensò subito che doveva essere successo qualcosa. Scese al piano terra per andargli incontro. Il dolore alla gamba sinistra era molto forte e si muoveva con una certa lentezza. Quella freccia aveva lasciato il segno. Piccolo Falco era stanco ed impolverato, Harrison gli chiese cosa potesse fare per lui. “Alce Bianca, la mia donna, sta per avere il figlio che non riesce a nascere. Tu sei bravo dottore, tu puoi aiutare” Il maggiore capì che doveva essere davvero in pericolo se era venuto a chiedere il suo aiuto.
Ormai si viveva da parecchi anni in pace, a parte qualche piccola lite che spesso i nativi risolvevano da soli, la vita nel fortino era tranquilla, ma certamente non c’era un grande amore fra l’uomo rosso e il bianco, non volavano più frecce ma c’era solo un certo rispetto. Il maggiore si fece sellare il cavallo, prese la borsa con i suoi strumenti e delle medicine e i due uomini si misero in cammino. Dopo parecchie ore arrivarono nella riserva. I tepee allineati, donne intente ai lavori, uomini che conciavano pelli. Il tepee di Piccolo Falco era il più grande, entrò e la vide. Il cuore si mise a battere così forte che pensò si sentisse… Alce Bianca era una donna bianca. Pensò a quella carovana alle donne, agli uomini e ai tanti bambini uccisi. Pensò alla fattoria dove sua moglie aveva trovato la morte e a sua figlia mai più ritrovata, Alce Bianca doveva avere l’eà che avrebbe avuto la sua bambina. La donna soffriva, ma non un lamento da quella bocca. Capì che solo un taglio cesareo avrebbe potuto salvare lei e la sua creatura. Lo disse a Piccolo Falco e gli spiegò anche che non era sicuro che tutto andasse bene, che la donna era troppo stanca e che aveva perso già molto sangue. L’uomo capì, disse soltanto ” Salvala”. Fece uscire tutti, escluse due donne per essere aiutato. Conosceva un poco della loro lingua e loro capivano la sua. Fu preparato tutto e poi imbevuto un panno con l’etere lo pose sulla bocca di Alce Bianca. “Cercherò di salvare te e la tua creatura, che Dio mi aiuti” Fuori il silenzio era assoluto,  tutti gli occhi erano rivolti verso la tenda del loro Capo. Piccolo Falco attorniato dai suoi uomini era come in meditazione.Dopo un tempo che sembrò infinito, si senti il pianto del bambino, dopo venne fuori il dottore che invitò Piccolo Falco ad entrare. Il bimbo, un bel maschio, avvolto nei candidi lini e lei Alce Bianca ancora nel sonno, l’uomo cadde in ginocchio a ringraziare il suo dio. Harrison sistemò le sue cose e poi chiese a Piccolo Falco un po di rum e un giaciglio per riposare. Sarebbe rimasto nell’ accampamento fino a quando Alce Bianca non si fosse rimessa. Quando il maggiore dopo 15 giorni rientrò al fortino, quasi non lo conoscevano più….i suoi capelli erano tutti bianchi, ma il viso sereno e sorrideva.

Ma.Vi

Immagine Farwest.it

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15 risposte a Alce Bianca

  1. jalesh ha detto:

    Un bellissimo racconto con grande cognizione di termini esatti di quel periodo. Una trama intrecciata al punto giusto. Complimenti bravissima

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  2. Rosemary3 ha detto:

    bellissimo mini racconto con dovizia di dettagli e termini appropriati che testimoniano senza dubbio che tu ti sia documentata…
    Ros

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  3. oddonemarina ha detto:

    molto brava … un racconto molto suggestivo complimenti

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  4. orofiorentino ha detto:

    Splendido Tina, un racconto proprio adatto in tutto e per tutto all’epoca. Bravissima mia cara 🙂

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  5. titti onweb ha detto:

    Bel racconto, Tina…con tanti particolari 🙂

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  6. yashalblog ha detto:

    complimenti bellissimo 🙂

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