Solitudini

La donna giapponese scende la scalinata. Non è un presagio ma una coincidenza. L’avevo vista, al mattino con lo sguardo assonnato, nell’ hotel, durante la colazione. Consumava il suo petit déjeuner con lo sguardo assente, lontano. Non avevo fatto molto caso alle sue fattezze se non a quello sguardo che mi pareva vuoto, privo di luce. Ma la mia attenzione si era risvegliata quando l’avevo rivista sul metrò. Sedeva composta nei suoi vestiti neri, con i guanti che le foderavano l’avambraccio e l’ombrellino per il sole appoggiato sulle ginocchia. È normale durante il periodo estivo incrociare turisti ospiti dello stesso albergo. Per questo non avevo fatto caso più di tanto a quella singolare coincidenza, ed ero scivolato via lungo i miei passi. Ora la ritrovavo che scendeva la scalinata, con il viso coperto da un paio di occhiali scuri. La folla spingeva all’ingresso del museo dove mi stavo dirigendo. Con la coda dell’occhio avevo visto la donna giapponese che infilava, con il suo passo minuto, una via laterale. Pensavo: “… soltanto allora potrai tornare sorridere”.

Durante il pranzo, un pasto consumato ad un tavolino di un bar, mentre assaporavo la rada ombra di un albero, battaglia persa contro un sole cocente, osservavo la facciata di un edificio Decò , e in particolare, in un istante in cui un ragazzo usciva dal portone del numero 15 di quella casa, le splendide fasce di legno lucido che contornavano il soffitto dell’androne piastrellato. Il passato aveva, in quell’istante, lanciato un suo sottile richiamo. Nell’istante successivo avevo scorto la famigliare figura della donna giapponese che entrava nel vecchio negozio di libri a fianco di quell’edificio.

Osservavo i volumi che quella vetrina conteneva ammantati da un velo di polvere, mi ero riproposto, terminato il pranzo, di curiosare tra quei libri usati, magari alla scoperta di qualcosa di interessante, quando vidi la mano dell’anziano proprietario che sfilava un piccolo libro in brossura, di color tabacco dal secondo scaffale. Il ripiano rimasto vuoto in quel punto sembrava una bocca priva di un dente. Una decina di minuti dopo, la donna giapponese usciva dal negozio reggendo tra le mani quel libro. Terminato il pranzo ero entrato nel negozio. L’anziano proprietario era seduto alla scrivania, dietro ad una pila di libri, intento a catalogarli.

“ Ha ancora una copia di quel libro che era sul secondo scaffale in vetrina ? ”

“ Un attimo che guardo…”

Era scivolato nel retrobottega e dopo un paio di minuti era emerso reggendo in mano tre libri.

“ Ne sono rimaste tre copie, due in spagnolo e una in francese. ”

“ Prendo quella in francese”

Tra le mani mi ero ritrovato “Moderato cantabile” della Marguerite Duras. Era una edizione numerata, e quella tra le mie mani era la numero 720 della collezione “La Petite Ourse”, del 19 febbraio 1960, stampata in Svizzera. Sfogliandolo mi aveva colpito una breve frase di un dialogo, evidenziata da un sottile tratto a matita.

– Mon amour , c’est fini, je crois bien.

____

fine del primo episodio… segue

fotografia dell’autore

 

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7 risposte a Solitudini

  1. jalesh ha detto:

    Un bell’inizio per il tema settimanale, chissà perchè alla ricerca di questo racconto simbolico e onirico di Marguerite Duras. Aspetto di leggere il seguito. Complimenti come inizio

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  2. tinamannelli ha detto:

    Bello interessante, l’inizio affascina chissà il seguito…resto in attesa… intanto complimenti per questa prima pagina

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  3. chiaramarinoni ha detto:

    Molto coinvolgente, bravo! Attendo il seguito.
    Un sorriso
    Chiara

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  4. rinaldoambrosia ha detto:

    In realtà non vi è un seguito alla vicenda ma una serie di frammenti, icone di una solitudine presente e ravvivata dal pensiero. Un percorso tra il presente il passato attraverso il pensiero, la memoria.
    Un grazie per la vostra partecipazione. 🙂

    rinaldo

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  5. oddonemarina ha detto:

    uno splendido racconto su una solitudine forse voluta. bravo Rinaldo 🙂

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  6. orofiorentino ha detto:

    Quanto è bello, Rinaldo sei sempre un grande scrittore, bravissimo

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  7. Rosemary3 ha detto:

    Un racconto che sicuramente coinvolge il lettore, Rinaldo…
    Ros

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