Acqua e zammù

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In queste giornate di caldo afoso, quando la gola si fa secca, e non si riesce neanche a parlare tanto la bocca è asciutta si pensa subito ad un bel bicchiere d’acqua fresca con qualche goccia di anice. L’acqua magicamente si fa tutta bianca, come una nuvola, dal bicchiere si sprigiona un profumo di anice che prima di appagare il palato, passa per la vista e l’olfatto, insomma una bevanda che ristora tutti i sensi. L’acqua cu zammù e l’acquavitaro, nelle giornate estive, faceva affari d’oro. Giravano per il Cassaro, per la Marina, dove c’era il passeggio. E quando qualcuno comprava , l’uomo disinfettava il bordo del bicchiere con il limone, versava l’acqua fredda e qualche goccia di zammù e l’assetato di turno, per pochi centesimi, placava l’arsura. L’anice è una delle spezie più diffuse ne facevano uso sia i Greci, che gli Arabi e anche i Romani. Usata in cucina per condire carni o per biscotti. Il termine “zammù” probabilmente viene da zambuco. All’origine era praticamente un distillato di semi e fiori di sambuco, importato dagli arabi in Sicilia e presto diffusosi in ogni casa contadina, dove veniva usato per disinfettare l’acqua dei pozzi e delle cisterne, uso praticato regolarmente grazie al fatto che questa pianta era di facile coltivazione.In seguito col termine zammù vennero indicate varie piante con proprietà simili per l’intensità dell’aroma e per la caratteristica dei frutti e dei semi che possono essere pestati una volta essiccati, fra queste piante troviamo l’anice verde, l’anice pepato e l’anice stellato. L’acquavitaro andava in giro con uno sgabello dei bicchieri con piattini in rame e la “cantimplora” in terracotta che manteneva l’acqua fresca. Poi qualcuno si stancò di girare e si fermò con il suo sgabello in un angolo di strada. Nel 1860 l’acquavitaro ebbe il suo primo chiosco, punto importante nelle sere estive. Ancora oggi ne troviamo qualcuno, in Piazza Castelnuovo lo si ammira ancora ed è opera del Basile. Uno splendido Liberty

Immagine http://www.panoramio.com

Da anni ormai è una edicola. Questa tradizione si è ormai dimenticata, nessuno si disseta con acqua e zammù, I giovani se hanno sete hanno una vasta scelta di bibite, solo gli anziani ne fanno ancora uso.Ancora oggi nei supermercati si può trovare la bottiglia di anice della famiglia Tutone che nel 1813 usando l’olio essenziale dell’anice stellato, ha creato l’Anice Unico. Nelle famiglie tradizionali non manca mai e comunque al bar se si vuole, la bottiglia di anice la tengono ancora e si può tornare a sognare… un sorso e risenti i tamburelli suonare e senti passare i carretti e il suono dei campanellini delle bardature degli asini……un sorso e ti ritrovi indietro nel tempo, con la gonnellina e i calzini corti..un sorso e ritrovi la Sicilia di una volta….

Immagine http://www.palermoaravola.com

Acqua

fresca gocce di anice

scende in gola

la sete

spegne

Ma.Vi

 

Questa voce è stata pubblicata in Iniziativa estiva 2016, Le Petit Onze. Contrassegna il permalink.

6 risposte a Acqua e zammù

  1. tachimio ha detto:

    Splendido post cara Tina. Un sorriso.

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  2. jalesh ha detto:

    Ottima iniziativa con bel post completo e fresco. Bravissima

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  3. oddonemarina ha detto:

    splendido post, mai avrei immaginato venditori di acqua, (qua da noi scorre libera a volontà)
    Al contrario, io che adoro ghiaccioli , frullati e granite di anice, non si trovano queste bottiglie, solo lo sciroppo da allungare nell’acqua…

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  4. 65luna ha detto:

    Grazie Tina, molto interessante. 65Luna

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  5. Rosemary3 ha detto:

    Bellissima iniziativa estiva, supportatat da un ebl petit onze…
    Ros

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  6. vikibaum ha detto:

    imparo sempre cose nuove leggendoti, tina, grazie

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