Hostaria dell’Orso

Mò   ve  racconto    quarcosa   de   Roma   antica.
Statemè   a   sentì.

Hostaria   dell’Orso  –   Vicolo  dei  Soldati  25

Il   nome   deriva,   dall’insegna   che   questo   locale   riportava   e   che,   visto   il   diffuso   analfabetismo   dell’epoca,   era   un   preciso   segnale   di   riconoscimento,   come   le   ”frasche”   degli   omologhi   locali   che   si   trovano   un   po’   più   in   periferia.   Per   quanto   riguarda   questa   particolare   insegna,   si   racconta   che   l’antico   proprietario   commissionò   ad   un   pittore   il   disegno   che   intendeva   esporre,   per   far   risaltare   il   suo   locale.   Si   trattava   della   rappresentazione   di   due   orsi   trattenuti   da   una   catena.   Dopo   aver   saputo   il   prezzo   che   il   pittore   gli   chiedeva   per   questo   lavoro,   decise   di   eliminare   la   catena.   Tuttavia   anche   la   qualità   del   materiale   impiegato   non   doveva   essere   della   migliore,   se   poco   tempo   dopo   l’intera   insegna   risultava   talmente   sbiadita   da   essere   praticamente   irriconoscibile.   Davanti   alle   proteste   dell’oste   taccagno,   il   pittore   rispose   argutamente   che,   senza   catena,   gli   orsi   erano   riusciti   a   fuggire.

AL   di   là   della   leggenda,   quello   che   si   può   dire   con   sicurezza   di   questo   locale,   è   che   era   originariamente   la   residenza   privata   dei   pontefici   Paolo   II   e   successivamente   di   Sisto   IV.    La   prima   menzione   della   trasformazione    di   questo   stabile   da   edificio   privato   a   locale   pubblico,   risale   al   1526 – 27   ed   è   rintracciabile   nelle   carte   del   censimento   delle   case   della   città   di    Roma,   voluto   da   papa   Leone   X ,   dove   è   possibile   leggere   che   :   ”la   casa   di   Marco   Piccione   si   fa   l’hosteria ”.   L’  architettura ,   per   quanto   sobria,   non   è   priva   di   una   sua   eleganza,   eleganza   che   mantiene   ancor   oggi   dopo   un   necessario   lavoro   di   restauro   voluto   da  ”Ceccarius”,   all’anagrafe   Giuseppe    Ceccarelli,   importante   studioso   della   cultura   e   tradizioni   popolari   romane,   che   richiamò   l’attenzione   degli   amministratori   capitolini,   sull’importanza   storico –  culturale   di   questo   edificio,   deturpato   da   aggiunte   e   incurie   che   ne   celavano   il   prospetto   medievale.

Il   locale   fu   sempre   frequentato,   tranne   un   breve   periodo   a   cavallo   del   secolo,   da   una   clientela   piuttosto   raffinata:   in   esso   trovarono   ospitalità   Montaigne,   Rabelais   e   sempre   in   esso,   Raffaello   scoprì   la   modella   per   la   sua   famosa   ” Fornarina”;   ancora   una   volta,   si   trattava   di   una   graziosa   cortigiana   che   concedeva   le   sue   grazie   alla   clientela   di   passaggio   che   qui   si   fermava,   ed   è   molto   probabile   che   la   ”fornarina”  fosse   in   realtà   madonna   Beatrice   de   Bonis,   detta   la   ”Ferrarese”.

Io   sono   stata   a   cena   in   questo ,   oggi   elegante   ristorante,   di   un’atmosfera   particolare,   in   cui   un   ampio   salone   comunica   con   altre   sale ,  per   arrivare   ad   una   grande   veranda   da   cui   si   gode    uno   spettacolo   indimenticabile   del   lungotevere,   San   Pietro   e   Castel   Sant’angelo.

Isabella   Scotti

fonte :    Le   Antiche   osterie   di   Roma   –   Giancarlo   Bernardi

 

Informazioni su tachimio

Buongiorno a tutti. Sono Isabella l'autrice di ''Miscellanea- Visioni e palpiti del cuore-pensieri nascosti sotto forma di parole''.Sono una donna di 59 anni, sposata dal 1975 con due figli grandi: Chiara,ballerina professionista di danza contemporanea dedita oggi all'insegnamento , sposata, e Andrea, laureato in economia vicino a diventare dottore commercialista a tutti gli effetti. Mio marito ingegnere è oggi tranquillamente(si fa per dire) in pensione.Ho detto ''si fa per dire'' visto gli impegni che si è creato per non rimanere sempre a casa(vedi amici ect.) Insomma una bella famiglia con a carico anche un gatto un pò vecchiotto e ora con qualche problemino di salute.Ho scritto questo libro senza sapere di essere ''portatrice sana'' di parole che sono uscite così, per caso, ma che una volta fuori, non ho potuto più controllare. Ora spero che qualcuno di voi possa essere interessato alla sua lettura.Posso solo dire che mia figlia con la sua vita di artista, ha senz'altro influenzato un pò la mia nel farmi apprezzare, attraverso la danza, l'arte e in generale il ''bello'' che si trova in ogni forma espressiva(retaggio anche della mia cultura classica).Con questo spero siate in tanti a leggere il libro.A presto Isabella
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13 risposte a Hostaria dell’Orso

  1. jalesh ha detto:

    Interessante racconto su l’Hostaria dell’Orso, ben rielaborata e mi ha fatto sorridere l’avarizia dell’oste nel togliere le catene dal dipinto e la risposta del pittore che i leoni erano scappati visto che la catena non c’era quando naturlamente lo scarso materiale adoperato aveva sbiadito l’insegna. Complimenti molto piaciuta questa iniziativa estiva 2016. bravissima

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  2. orofiorentino ha detto:

    Interessantissima questa storia, non la conoscevo affatto e sono lieta tu l’abbia proposta. Quante cose impariamo. Bellissimo mia cara, bravissima

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  3. Pensa te che ci abbittavo accanto e non lo sapevo.
    Ciao Isabella un bacio 🙂

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  4. Rosemary3 ha detto:

    Indubbiamente un’interessante storia ben rielaborata…
    Ros

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  5. tinamannelli ha detto:

    Stupenda la storia…ma basta girare l’angolo e se ne trovano di stupende come questa. L’Italia è tutta una storia e una leggenda. Bellissimo post. Bravissima

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  6. oddonemarina ha detto:

    interessante e avventurosa la storia di questo locale…brava Isabella

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