Il veliero di mezzanotte e l’agave dell’ultima stagione

L’enorma luna di Luglio ingigantita dalla lente temporalesca del vento saliva i gradini verdedorati di una pianta esile e altissima dai radi pennacchi: l’agave dell’ultima stagione, bella nella sua generosa agonia come la morte che si veste a festa.
E mentre la luna lentamente scalava quell’unico fiore diventato albero prima della fine
sull’oscura lama dell’orizzonte dove sbocciano gli immensi asfodeli dei lampi che subito appassiscono in tuoni remoti, sbucava, dietro Capo Rosso, a vele spiegate, il veliero di mezzanotte, candido come un cirro, un gabbiano, il ventre lucente di un’orca, puntuale e calmo come un nemico fatale ormai senza battaglie da combattere, senza destinazione,
simile a un memoriale marino di antichi naufragi.
Intanto la notte di luna piano piano si rannuvolava quasi fosse un enorme crisantemo bianco pronto a sfogliarsi per trasformare il cielo in un arazzo di Rubens.

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Sono un'italiana asintomatica
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6 risposte a Il veliero di mezzanotte e l’agave dell’ultima stagione

  1. jalesh ha detto:

    Splendido racconto colmo di emozione e brillantemente scritto. Complimenti

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  2. tinamannelli ha detto:

    A quando il prossimo…? Amo leggere sopratutto il fantastico. Stupendo racconto, complimenti

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  3. orofiorentino ha detto:

    Come sei brava……scrivi ancora racconti così fantastici daiiii 🙂

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