Incontro

Anche   in   una   foglia
c’è   cuore.
In   questa,
d’amore  
per   una   rosa   rossa
batte.
E’   stato
un   vento   birichino
a   farle   adagiare
insieme
su   di   un   tronco.
Delicato   incontro,
poesia   di   natura.

Isabella   Scotti   settembre   2018

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Grazie   a   Simona   Scola

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Haiku

@ Rosemary3

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, metrica giapponese | 3 commenti

Voglio luce

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flickr.com

Cerco   una   stella.
Quella   che   brilla
di   più.
Che   mi   faccia
da   guida
in   questa   notte
che   vedo   nera.
Perché   il   buio
mi   fa   paura.
Ecco   perchè
ho   bisogno
di
luce.
Una   luce   che
mi   abbagli,
tanto   è
il   suo   riverbero.
Scorre   il   tempo.
E   ciò   che   era   acerbo
è   ora
già   maturo.
Scorre   il   tempo
e   fugge   via.
Un   giorno
ti   guardi   allo   specchio
e     non   sei   più   tu.
Ingobbito,
sotto   il   peso
degli   anni,
consapevole
del   lungo   percorso
fatto.
Per   questo
cerco   una   stella
che   brilli,
e   m’  illumini
la   via
ancora   da   seguire.
Perché   questa   notte,
che   vedo   nera,
mi   fa   paura.

Isabella  Scotti   settembre   2018

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

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Tautogramma in P

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Pensieri perduti
piccoli punti passati.
Paura: pesante pena.
Piango persa peccatrice.
Piano…pietà perdona.

@ Orofiorentino

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Il binario

Immagine web

Tra le pagine di un libro

un enigma da risolvere

alla luce d’un mattino

allo sbocciare d’un fiore

col potere del pensiero

nel giocod’un destino

che brama in desiderio

dove la mente spazia

sul binario d’una vita

Giovanni Monopoli 

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Briciola #381

Mi lavo i pensieri e la coscienza
prima di guardare
negli occhi di un altro
DBC

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Le Petit-Onze Desideri

Desideri

incognite del pensiero che

sostano nelle emozioni

sussurrando sogni

dimenticati

 

oddonemarina – immagine web

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Nel cielo

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Folgarida 2018

Nel
cielo é vivo l’essenziale
a ogni passo
segna la
strada

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Diavoletti dispettosi

A Palermo sorge il Palazzo della Zisa, edificato nel 1175 sotto il regno di Guglielmo I detto “Il Malo” al di fuori della cinta muraria e all’interno del parco reale normanno. Insieme alla Cuba, il Palazzo della Zisa è uno dei capolavori della arte arabo-normanna a Palermo. A questo quartiere è legata una storia e la cosiddetta leggenda del castello della Zisa e dei suoi diavoletti.

La leggenda nasce in Libia, quando il figlio del sultano, Azel Comel, uomo molto affascinante, si innamora della figlia dell’Emiro, El-Aziz. Azel Comel chiede in sposa El-Aziz, ma il padre il sultano si oppone alle nozze. Azel Comel si infuria, e per rabbia si impossessa dei tesori del padre, oro e gemme preziose, rapisce la sua amata e inizia con lei un lungo viaggio in nave fino ad approdare nella bellissima Palermo, dove odori, sapori e suoni fanno da dolce palcoscenico al loro amore. Fu a Palermo che Azel Comel chiamò i migliori operai e artisti per realizzare un castello per El Aziz. Durante questo splendido periodo, un giorno un uccello viaggiatore fece cadere dal becco un biglietto diretto ad El-Aziz, in cui era scritto che la madre si era suicidata per la pena che la figlia le aveva dato abbandonandola. Questo evento causò la morte a catena dei due amanti, e si narra che da quella data per custodire il tesoro del sultano venne fatto un incantesimo, in modo che esso non venisse mai trovato.

Pare che i custodi del tesoro siano proprio dei diavoli, figure mitologiche raffigurate sulla volta dell’arco di ingresso alla Sala della Fontana, che impediscono ai Cristiani di impossessarsene. La leggenda dice che osservandoli il giorno dell’Annunziata, il 25 marzo, dopo un pò i diavoli si muoveranno e faranno le boccacce. Ma soprattutto questi diavoletti dispettosi si muovono cosi tanto che nessuno fino ad oggi è riuscito mai a contarli e quindi a rompere l’incantesimo che protegge il tesoro. Questa leggenda ha generato un detto popolare della città di Palermo, che viene utilizzato quando i conti non tornano: “E chi su, i riavuli ra Zisa?” (E che sono, i diavoli della Zisa?).

Curiosi

Custodi di un tesoro

Burlate le genti

È impossibile

Contarli

MaVi

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, Le Petit Onze | 3 commenti

La leggenda di Calà del Sasso

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La Calà del Sasso, il cui nome significa appunto “Calata del Sasso”, altro non è che una monumentale scalinata in pietra che serve da collegamento tra il Comune di Valstagna (situato nel Canale di Brenta), alla frazione Sasso di Asiago nell’Altopiano dei Sette Comuni.
La scalinata conta ben 4.444 gradini (e ci sono tutti!!), che hanno contribuito a renderla la scalinata più lunga d’Italia, se non addirittura la più lunga del mondo.

In origine i gradini della Calà erano 4.422: gli altri 22 le furono aggiunti nel 1498, quando il greto del torrente Ronchi si abbassò, rendendo necessario aumentare il numero di gradini di pietra per far sì che l’uso della Calà potesse essere perpetuato.
A cosa serviva la Calà? Molto semplice: era stata costruita da Gian Galeazzo Visconti nel XIV secolo, e poi ampiamente usata da veneziani fino al secolo XVIII per far scendere i tronchi d’albero che venivano tagliati nei boschi di Sasso di Asiago e farli così raggiungere il Canale di Brenta, e quindi, attraverso il corso del lungo fiume veneto, farli arrivare all’Arsenale di Venezia dove venivano costruite le navi.

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Qui la leggenda

Si racconta infatti che nel 1638 vi fossero due fidanzati in procinto di sposarsi, Loretta e Nicolò, che abitavano a Sasso. Loretta, in attesa di un figlio, si ammalò di peste e il suo innamorato, ben deciso a salvare la futura sposa, partì verso Padova per procurarsi un unguento miracoloso che avrebbe dovuto salvarle la vita.
Al sopraggiungere della notte, Nicolò non è ancora tornato a Sasso: gli abitanti allora decidono di scendere con le torce lungo la Calà per andare incontro al giovane, ma giunti a metà del tragitto, ecco altre luci che salgono in senso contrario: è Nicolò che sale, scortato dagli uomini di Valstagna, recando tra le mani l’unguento miracoloso con cui Loretta si salva e può sposare il suo innamorato.

In memoria di questo, ogni seconda domenica di agosto si svolge una fiaccolata commemorativa, cui partecipano centinaia di persone, che da Valstagna e poi su per la ripida gradinata arrivano fino al Sasso di Asiago, dove si fa festa fino all’alba.

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E da qui deriva la credenza popolare secondo cui se due fidanzati percorrono la Calà mano nella mano si ameranno per sempre…sembrerebbe semplice, ma molto spesso i gradoni di pietra sono sdrucciolevoli e accade sovente che le due mani si stacchino, ponendo fine (si spera non nella realtà), al rapporto d’amore tra i due che hanno tentato la salita.

Notizie e foto dal web

Orofiorentino

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018 | 3 commenti

La mia vita

La vita è così,
quella mia,
un quadro con molteplici
pennellate,abbellite con
sfumature delicate,
che solo io posso spiegare.
Il cuore depone,la mente
non dimentica,mentre l’anima
avverte,alla fine resta solo
ciò che hai vissuto intensamente,
tutto il resto poi,a chi può
interessare,ciò che ti è accaduto,
se le cicatrici le indossi
come cornice del tuo ritratto.

© Egyzia72

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Sparita

Come nebbia leggera
sparita dai tuoi pensieri
mi dissolvo.

Una sciarpa di voile
portata via dal vento
impalpabile ipotesi
di qualcosa ch’è stato.

Un bacio si è perso
nella non luce
di un lampione spento.

@Orofiorentino

 

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Haiku……Sulla spiaggia

Onde spumose

Lambiscono la spiaggia

Una conchiglia

MaVi

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, metrica giapponese | 3 commenti

Sbriciolati sogni…

Il tèmpo le frantumò
in sottili cristalli

i sogni,
che tinteggiati di attimi

e sospesi nel corteggiar di spettri,
si ancorarono all’oblìo
di un inanimato tramonto.

Un pullular di pensieri
che la mente confuse
in un turbine di affanni
e navigaron nell’ombra
alla ricerca di bevande di illusioni…

@ Rosemary3

Immagine in rete rielaborata

18 settembre 2018

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Amore poetico

 

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Maria Bianca Malaspina

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Il Castello Malaspina a Fosdinovo risale alla seconda metà del XII secolo. Si erge a nord della Toscana tra le Alpi Apuane e la costa del Mar Tirreno nei pressi di Sarzana (MS). Nel Castello Malaspina di Fosdinovo, è possibile imbattersi nel fantasma di una giovane dama dai capelli biondi. Ovvero Maria Bianca Malaspina, che, si dice, visse una vita licenziosa.

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Per punizione sarebbe stata condannata a vagare per l’eternità tra le mura del maniero. Alcune leggende narrano che fu murata viva nelle segrete del Castello perché, essendo nata albina, venne considerata la figlia del diavolo o comunque che il male fosse dentro di lei.

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Il padre, usando tutte le armi a suo disposizione cercò di costringere la giovane a terminare subito la relazione scandalosa e inaccettabile. Così decise di isolare la figlia imprigionandola in una stanza del castello senza porte e né finestre, con un cane ed un cinghiale. Questi erano simboli rispettivamente di fedeltà verso l’amato, poiché era già stata promessa a un cavaliere dei dintorni, e del suo animo ribelle.

A testimonianza di questo drammatico avvenimento ci sarebbe, in una sala del Castello Malaspina una curiosa macchia bianca. Questa, insieme a un cane e un cinghiale, sembra rappresentare proprio una figura femminile. Quale che sia la leggenda, la povera marchesina morì tra dolori fisici e morali. Pare che, ancora oggi, durante le notti di luna piena, il suo spirito vaghi per il castello. Questo apparirebbe con una veste bianca e i capelli bellissimi sciolti sulle spalle.

biancamalaspina

Raccontano
di te tante bugie
vita di dolori
fu la
tua

Orofiorentino

foto web

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, Le Petit Onze | 4 commenti

Leggende venete…

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santodelgiorno.it

 

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veneziarivelata.it         Festa   del   Bòcolo

Racconta   una   leggenda   veneta   che   l’ evangelista   San   Marco   mentre   peregrinava   evangelizzando  le   genti   lungo  le   sponde   dell’ Adriatico,   si   trovò   una   sera   sperduto   su   di   un’ isoletta,   in   un   intrico   di   canali   e   paludi,   dal   quale   non   sapeva   come   uscire.   Rinviata   ogni   decisione   alla   luce   del   nuovo   giorno,   il   Santo   si   stese   a   terra,   e   si   addormentò.   Nel   sogno   gli   apparve   un   angelo,   e   gli   predisse,   che   lì,   dove   si   trovava,   sarebbe   sorta   una   grande   città,   che   sarebbe   stata   la   meraviglia  del   mondo,   e   che   in   essa   ,   le   sue   ossa   avrebbero   trovato  il   loro   ultimo  riposo.    Qui,   avrai   pace,   o   Marco   :   ” Pax   Tibi   Marce,   Evangelista   Meus”.   La   frase   confortatrice   fu   ripetuta   al   Santo   dall’ Angelo   alcuni   anni   dopo,   nell’ anno   del   supplizio   dell’ Evangelista.   Il   motto   divenne   quello   ufficiale   dello   Stato   veneto,    dopo   che,   alcuni   secoli   dopo,   nell’ anno   829   di   Cristo,   due   arditi   marinai   veneziani,   tali   Rustico   da   Torcello   e   Buono   da   Malamocco,   trafugati   i   resti   mortali   di   San   Marco   dalla   chiesa   d’ Alessandria   d’ Egitto,   dov’ erano   sepolti,   li   recarono   a   Venezia.   L’   Evangelista,   in   onore   del   quale   fu   eretta   una   chiesa,   ”  che   doveva   essere   la   più   bella   del   mondo”,   divenne   il   simbolo   sacro   della   Patria   per   i   Veneti   Marittimi,   e    intorno   al   suo   nome   fiorirono   molte   altre   leggende.   Le   prime   leggende   si   intrecciano   con   quelle   sorte   intorno   alla   difesa   dei   Veneti   contro   i   Franchi.   Fu   un   periodo   difficile   che   vide   impegnati i    Veneti   marittimi   a   destreggiarsi   tra   il   nuovo   dominio   dei   Franchi,   potenti   e   vicini,   desiderosi   di   sostituirsi   ovunque,   all’ impero   bizantino,   dai   quali   dipendevano   le   isole   dell’estuario   veneto, e   appunto   i   Bizantini,   con   i   quali   c’ erano   stretti   interessi   di   origine   commerciale.   Questa   lotta   tra   i   due   potenti  imperi,   degenerata   nelle   lagune   in   sanguinose   discordie   di   faziose   cittadine,   parteggianti   per   l’uno   o   per   l’altro,   travagliò   profondamente   la   vita   interna   del   giovane   stato   veneziano,   culminando   nell’invasione   nell’809   di   Pipino,   figlio   di   Carlomagno,   allo   scopo   d’impadronirsi   delle   lagune   venete.   Ma  l ‘ invasione   fallì   e   col   trattato   di   Aquisgrana,   dell’ 812,   Venezia   riprende   la   sua   posizione   politica   alle   dipendenze,   seppur   ”  larvate ”,   di   Bisanzio,   dipendenza   che   diventerà   collaborazione,   e   infine   completa   indipendenza.   Alle   leggende   fiorite   attorno   alla   figura   di   Carlomagno,   si   riannoda   quella   che   spiega   l’origine   dell’ usanza   gentile,   per   la   quale   ogni   anno   a   Venezia   ,   e   in   molte   città   venete,    il   25   aprile,   nel   giorno   sacro   a   San   Marco,   gli   innamorati   offrono   alla   loro   bella   un   ”   bocolo”,   ossia    un   bocciolo   di   rosa.   Maria,   figlia   di   un   altero   patrizio   veneziano,   detta   Vulcana,    per   i   suoi   pare   ardenti   occhi   neri,   s’ innamorò   di   Tancredi,   un   trovatore   di   umili   origini.   Poiché   mai   il   padre   avrebbe   permesso   simile   relazione,   Tancredi   chiese   a   Carlomagno   di   combattere   per   lui.   Coperto   di   gloria,   avrebbe   potuto,   immaginò,   chiedere   la   mano   di   Vulcana.    Purtroppo   trovò   sì   la   gloria   ma   morì   in   battaglia.   Il   paladino   Orlando   arrivò   così   a   Venezia    per   porgere   alla   bella   innamorata   l’ultimo   saluto   di   Tancredi,   offrendole   in   dono   l’ estremo   suo   pegno   d’amore :   un   bocciolo   di   rosa   rossa.   Il   giorno   dopo,   era   il   giorno   di   San   Marco,  la   fanciulla   fu   trovata   morta,   con   la   rosa   sul   petto.

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, Senza categoria | 6 commenti

Benedizione Celtica…con testo in Italiano

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Haiku

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vcguido.it

Ad   occhi   chiusi
i   suoni   percepisco
tutto   è   melodia

Isabella  Scotti   settembre   2018

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

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Katauta

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Sempre più in alto nonostante l’estate non vuole finire…

Bel colpo!

  1. Il tuo blog, lanostracommedia, sembra avere più traffico del solito. 29 visite all’ora, 3 visite all’ora in media

    Un picco nelle tue statistiche

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Sarà un posto bellissimo

Ci sarà sicuramente
un posto dove poter
sentire l’odore,
l’essenza della pace,
ci dev’essere,
forse lo si può trovare
semplicemente immergendovi
le mani nell’acqua,
oppure passeggiare tranquillamente
davanti al mare,
respirare il profumo
degli odori perduti,
oppure stando solo a guardare
le stelle,trovando quella pace
interiore che hai perso da tempo.
Sono sicura che c’è
un posto dove poter
stare bene con se stessi
abbracciando gli altri,
dove poter soltanto
riuscire ad adempiere
un cuore che ha già sofferto tanto,
perdersi completamente dei pensieri,
liberarsi dalle paure e dalle angosce,
sarà un posto bellissimo ne sono convinta,
dove oltre la luce eterna risplenda anche
l’amore, quello vero.

© Egyzia72

R.I.P Betty ❤

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Il castello di Calatubo

Ormai completamente in rovina, ma la sua storia, le sue leggende sono tante: Una delle più belle delle leggende è quella “Dù Re Biddicchiu” – racconta Catalano – secondo la quale nel 1400 nella torre sud ovest del castello venne tenuto prigioniero, fino alla morte, un figlio innaturale di re Martino I, e si dice che e i suoi lamenti si siano sentiti finché il castello fu abitato.

L’altra leggenda è legata alla Cuba delle Rose, un rigoglioso giardino arabo antistante il Castello di cui rimane solo il serbatoio idrico, ancora oggi perfettamente funzionante, che ha la stessa struttura dei più noti qanat, un sistema di ingegneria arabo che grazie a delle pendenze riesce a far risalire l’acqua.

Qui c’era il roseto di Gaetana De Ballis, la baronessa moglie di Giuseppe Patè Principe di Valdina. Gaetana De Ballis era una donna infelice perché venne privata del suo unico figlio, iniziato allo studio ecclesiastico (il Vescovo Ugo Patè). La baronessa riversò così il suo amore sulle rose, che coltivava di nascosto. La leggenda vuole che i fiori fiorissero solo di notte e in sua presenza, e che quando dal 1779 la baronessa morì, non fiorirono più. C’è chi dice, però ,che ogni 19 febbraio il fantasma della baronessa, con un candeliere in mano, si aggiri nella Cuba delle Rose alla ricerca dei suoi fiori».

Madre

Infelice privata dal figlio

Amò le rose

Per lei

Fiorivano

MaVi

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, Le Petit Onze | 3 commenti

La leggenda di Alfeo e Aretusa…

Artemide, sorella di Apollo e divinità della caccia e delle fanciulle, si prese cura della ninfa Aretusa, conosciuta per la sua bellezza corporea, allenandola alla corsa e al nuoto.
Un giorno, dopo una lunga corsa nei boschi, Aretusa decise di rinfrescarsi in un bellissimo corso d’acqua. Liberatasi delle vesti, si concedette un bagno, mentre il cinguettìo degli uccelli, il vento tra le foglie e il dolce scorrere delle acque le risuonavano come una melodia. All’improvviso un silenzio irreale calò, seguito da un sussurro che spaventò la ninfa. Uscita dall’acqua, iniziò a correre veloce, ma una voce le intimò di fermarsi: era Alfeo, la divinità del corso d’acqua, attratto dalla sua bellezza.
Allora incominciò a correre, ma stanca della precedente corsa, quando si sentì ormai raggiunta, chiamò in aiuto Artemide che l’avvolse in una nuvola e soffiò forte in direzione della Sicilia, per metterla al riparo.
Arrivata nei pressi di Ortigia, la nuvola iniziò a lasciarla cadere, tramutandola in una sorgente d’acqua.
Alfeo, realmente innamorato di Aretusa, chiese aiuto al padre Oceano che, convinto dell’ amore del figlio, aprì le acque dello Ionio e gli permise di raggiungere la Sicilia.
Aretusa, convinta del suo amore, cedette allora alle richieste, mentre Artemide, per suggellare il loro amore, scavò una caverna sotto la fonte, così da far correre per l’eternità le acque di Aretusa e Alfeo.
È un posto incantevole ancora oggi, auspicio di fecondità e felicità per le giovani coppie che ne toccano le acque, dove scorre l’amore tra Alfeo e Aretusa.

@Rosemary3

Immagine rielaborata

La Sicilia in Rete

Aretusa
ninfa dalla rara bellezza
alle richieste amorose
di Alceo
cedette

@ Rosemary3

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La vecchina del Vico dei librai

A Genova si aggira una leggenda, ogni tanto una vecchietta, vestita con abiti vecchi, compare sperduta tra i carruggi con fare inquieto, chiedendo indicazioni per raggiungere Vico dei librai. Asserendo di essersi persa e non riuscendo a tornare a casa. Alcuni affermano di essere stati fermati, ma durante la conversazione lei spariva. In Genova è facile perdersi nei vicoli stretti, la cosa strana è che Vico dei librai, dove la vecchietta vorrebbe andare, non esiste più dalla seconda guerra mondiale, quando Genova fu bombardata. Una ragazza in particolare nel 1997, fu avvicinata dalla vecchina e come al solito chiese del Vico. Mentre la ragazza parlava con lei, si avvicinò un’amica, che le chiese perché parlava da sola e nell’attimo la vecchietta sparì. Un’altra testimonianza arriva da due donne che lavoravano in un bar del centro storico, la vecchina chiese loro del latte caldo e sul bancone del bar  trovarono monete coniate nel 1940 e un borsellino. Il mistero della vecchina di Vico dei librai è ancora vivo.

 

Cercare

la tua casa che

non trovi più

la guerra

cancellata

 

oddonemarina – immagine web

Pubblicato in Iniziativa estiva 2018, Le Petit Onze | 9 commenti